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Centro Sollievo – Un nido per l’Alzheimer

Il PROGETTO SOLLIEVO “Un nido per l’Alzheimer” è un’iniziativa promossa e finanziata dalla Regione Veneto e che sul territorio di Padova vede la collaborazione dell’ULSS 6 Euganea nella coordinazione e supervisione dei lavori. L’ULSS, ha affidato l’organizzazione e la gestione dei Centri Sollievo alle Associazioni già attive nel territorio patavino riguardo alle tematiche sulla Demenza.

Che cosa sono i centri sollievo?

I Centri Sollievo sono nati per “sollevare” i familiari di persone con diagnosi di Demenza in fase iniziale per qualche ora, 1-2 giorni alla settimana. Sono previste come figure professionali una psicologa ed una educatrice, affiancate nelle attività da volontari adeguatamente formati. Alle professioniste è affidata la gestione del Centro in tutti i suoi aspetti: i nuovi ingressi, le attività da proporre agli ospiti, il coordinamento e la supervisione dei volontari. Gli ospiti sono coinvolti in differenti attività di gruppo al fine di facilitare la socializzazione e offrire loro uno spazio protetto in cui esprimersi senza essere giudicati, ma semplicemente compresi ed accolti. Sono inoltre proposte diverse attività come la lettura del giornale, esercizi di stimolazione cognitiva e attività manuali, al fine di stimolare le capacità residue nel rispetto della persona ed in un ambiente a bassa medicalizzazione.

I Centri Sollievo gestiti da A.M.A.P.
  • Padova/Guizza
  • Rubano
  • Abano Terme
  • Montegrotto Terme

Libretto "Mi me ricordo"

Le pagine di questo breve libro raccolgono i racconti dei partecipanti al Centro Sollievo, emersi durante un anno di attività di reminiscenza.

“Reminiscenza” è l’attività di ricordare, la stimolazione della memoria autobiografica e personale; per realizzare questa attività abbiamo organizzato durante l’anno delle discussioni tematiche su diversi argomenti (es. i giochi di una volta, la scuola, i mestieri di un tempo, il matrimonio…). Ad ogni incontro venivano proposte delle fotografie o delle immagini, a partire dalle quali si invitava ciascuno a commentarle e a raccontare la propria esperienza. Nella discussione di gruppo un’operatrice o una volontaria trascriveva quanto raccontato nel modo più fedele possibile.

Per questo motivo sono presenti nel libro molti termini in dialetto e alcune espressioni colloquiali che sottolineano la spontaneità del racconto.

Buona lettura!

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